Oltre l'orizzonte dell'indipendenza economica

Mentalità

Per uscire fuori dal paradigma di scambio "tempo-lavoro = denaro", è necessario cambiare mentalità, poiché se fai sempre le stesse cose nello stesso modo non puoi aspettarti risultati diversi da quelli che hai sempre avuto. Per chi è sempre stato dipendente è spesso un salto nel buio, si tratta di diventare imprenditore di se stesso, sia che tu rimanga un privato e vuoi migliorare semplicemente la tua condizione tramite strumenti finanziari, sia che voglia veramente diventare lavoratore autonomo o imprenditore.
Imprenditore è colui che scommette su se stesso, che accetta il rischio del fallimento, che mette in conto di non riuscire, di non vincere alcune battaglie della propria vita, ma non si arrende vuole vincere la guerra, quindi studia, pianifica, agisce, collabora e compete, crea alleanze, guarda al futuro, non solo immediato, punta ad una espansione nel medio e lungo periodo. Osserva e costruisce grandi scenari.

Accetta di cambiare i pattern del proprio pensiero, perché la realtà si trasforma in continuazione, tutto è movimento: se osservi un fiume che ti può sembrare sempre uguale, ma le molecole d'acqua che passano adesso non sono più quelle di un secondo, anche l'alveo del fiume si modifica, gli argini si erodono e il letto del fiume cambia percorso.

Bisogna liberarsi dalle identità statiche, per essere fedeli a se stessi non è necessario rigidi, cristallizzati su posizioni fisse, anzi bisogna essere fluidi, disposti a trattare, pur conservando valori importanti.
La rigidità può diventare "rigor mortis".

La monotonia della quotidianità, anche se può sembrare tranquillità, rassicurante uccide la propria creatività, rendendo la persona asfittica, apatica, cinica e diffidente verso qualsiasi cambiamento.

L'equilibrio della persona è dinamico, ogni istante migliaia di cellule muoiono e vengono eliminate, ma altre tante si riformano, persino quelle del cervello che un tempo erano ritenute immutabili, in particolare vengono sconnesse e disconnesse numerose sinapsi, a seconda di quale sono i pensieri e le funzioni prevalenti da implementare.
La plasticità celebrale quindi ci viene in aiuto per cambiare mentalità.

Si inizia mettendo in discussione quegli schemi comportamentali non più efficaci e allo stesso tempo si lavora per creare nuovi modelli, più adatti alla realtà circostante, orientati a nuovi obiettivi, finalizzati a perseguire nuove strategie per la vittoria della nostra vita.

La Via della Sapienza e della Prosperità

Un primo passo da compiere per cambiare mentalità è senza dubbio quello di liberarci dalle credenze limitanti che purtroppo abbiamo assorbito molto bene, credenze che sono come “veleni” per la nostra vita e sostituirli con credenze e aspettative positive  – no! non si tratta di un superficiale pensiero positivo, della serie andrà tutto bene, accompagnato paternalisticamente da una bella pacca sulla spalla – si tratta invece di maturare con un lavoro intenso su se stessi per realizzare una nuova visione sul futuro.  
Il futuro viene dal futuro: se ardiamo dal desiderio di avere un futuro luminoso e glorioso davanti a noi, quella visione deve diventare, la fonte ispiratrice del nostro presente, un pensiero costante, una “sana ossessione”, avvertenza: abbandonate l’attaccamento al passato, il passato è lì solo per imparare dall’esperienza nostra e dall’esperienza dei grandi uomini (modeling storico).  L’attaccamento produce stagnazione.

Se volete cambiare vita dovete cambiare la percezione del mondo!

Ognuno ha la propria visione del futuro, questa visione deve diventare luminosa, nitida, gloriosa e dettagliata, spetta solo a voi costruirla con sapienza e dedizione giorno dopo giorno.  Nel libro la scienza per diventare ricchi di Wallet Wallace, egli insiste molto su questo punto, come pratica quotidiana di visualizzazione (visualizzazione in senso lato,  più rendete la visione completa e partecipata da tutti i cinque sensi più diventerà per voi reale e realizzabile).  Più è nitida l’immagine più grande è la fiducia e la forza nel realizzarla.

La sapienza crea ricchezza.

C’era una volta, in un paese lontano, un giovane che si recò nella foresta dal suo maestro spirituale e gli disse: “Voglio avere una ricchezza infinità per aiutare il mondo e guarirlo dai suoi mali. Ti prego, insegnami il segreto per creare la ricchezza”.
Il maestro risposte: “Nel cuore di ciascun essere umano risiedono due dee, ognuno di noi nutre un amore profondo per queste entità eccelse. Ma c’è un segreto che ancora non conosci, ed ora te lo dirò.

“Anche se le ami entrambe, dovrai concentrare le tue attenzioni su una di loro in particolare: è la Dea della Sapienza, e il suo nome è Sarasvati. Seguila, amala, abbi per lei mille cure. L’altra dea si chiama Lakshmi: è la Dea dell’Agiatezza. Se tu avrai più riguardo per Sarasvati, Lakshmi impazzirà di gelosia e ti colmerà di attenzioni. Quanto più ti interesserai alla dea della Sapienza, tanto più la dea della ricchezza si interesserà a te. Ti seguirà dovunque andrai e non ti lascerà mai, e la ricchezza che desideri sarà tua per sempre”. 

Il racconto ci insegna che dobbiamo conoscere prima “gli affari del mondo”, piuttosto che perseguire direttamente la ricchezza, in questo modo non ci facciamo abbagliare dalle lusinghe e da “facili guadagni immediati”, ma poniamo le basi per una sapienza e saggezze che ci guideranno per creare e mantenere a lungo la nostra prosperità. 

 

Impegno e rischio

Non c’è cambiamento senza impegno e rischio.  La vita stessa è impegno, lavoro, disciplina e rischio. Nulla è garantito a priori, per quanta pianificazione, per quanti ragionamenti sulle strategie da attuare si possano fare nulla è garantito. 
Si, si possono supporre dei rischi calcolati, per non farsi troppo male, si può mantenere una certa prudenza ipotizzando gli scenari peggiori e quindi pianificare anche i piani B ed anche C e D, ma se vogliamo partire con un “impresa” è necessario prendere in carico una certa dose di rischio.

Alcune persone hanno una propensione al rischio maggiore e sono più intraprendenti, altre invece tendono ad essere prudenti. Entrambi gli estremi creano disagi, creano blocchi. 
L’equilibrio è una via di mezzo. 

Rischiamo dunque in modo calcolato e quando siamo in ballo, bisogna ballare, cercando di tentennare il meno possibile, mantenendo saldo l’impegno, l’attenzione ai segnali di cambiamento della realtà,  se il ritmo della musica cambia bisogna cambiare di conseguenza lo stile del ballo, bisogna modificare i passi in base al nuovo tempo, e mutare velocità.